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10 fatti interessanti sul sesso

In questo articolo vengono riportati 10 fatti interessanti sul sesso, alcuni dei quali possono dissipare i vostri idee sbagliate sul questo tipo di benessere.

  1. È possibile rimanere incinta, facendo il sesso durante le mestruazioni? Si, è possibile. Certamente, la possibilità è più piccola, ma il rischio c’è sempre.
  2. 2. È possibile rimanere incinta, facendo il sesso orale oppure anale? La risposta logica è “no”. Ma durante il porno anale non protetto c’è la possibilità di entrata di sperma nella vagina.
  3. Esiste il punto “G” così famoso e misterioso? Si, tale punto esiste. Però ci sono diversi pensieri sul suo posto e la stimolazione necessaria. Tuttavia, ciò che è necessario di sapere è che il punto “G” si trova sulla parete superiore della vagina, e nel caso del suo ritrovamento bisogna stimolarlo.
  4. È possibile rompere un pene? All’interno del pene non ci sono le ossa, quindi non c’è niente da rompere. Però è possibile danneggiare il tessuto spugnoso morbido. Molto spesso questo avviene durante il sesso intenso e ruvido.
  5. Qual è la velocità dell’eiaculazione? Sono stati realizzati gli esperimenti sulla velocità dell’eiaculazione, e la velocità media è di 44 km/h.
  6. Quanto tempo è necessario per l’eccitazione delle donne e degli uomini? Dal momento che parliamo delle persone sessualmente sane, per un uomo è meno di un minuto, e per una donna è di 10-20 minuti. Quindi nessun sesso senza i preliminari!
  7. Quando una donna è più sessualmente attiva? Da un punto di vista biologico l’attività sessuale più alta si verifica durante la metà del ciclo mestruale. Però da un punto di vista normale è quando vicino c’è il vero uomo!
  8. Da cosa consiste lo sperma? Lo sperma è principalmente composto da una proteina chiamata la spermina, che protegge lo sperma dalle influenze esterne dannose.
  9. Per quanto tempo è possibile fare sesso? Finché vi piace, e se il vostro partner non è stanco.
  10. È vero che il sesso è molto utile? Sì, gli scienziati hanno confermato che il sesso è un esercizio molto utile, perchè durante di esso il corpo umano secerne l’endorfine, che agisce come una sostanza stupefacente.

Giustizia Tributaria riprende le pubblicazioni con una nuova direzione e nuovi contenuti.

Giustizia Tributaria fornisce un ausilio tecnico e un supporto pratico ai professionisti che si occupano della materia fiscale e del processo tributario.

Giustizia Tributaria costituisce una grande novità nel panorama delle riviste specializzate, in quanto ha ad oggetto la giurisprudenza delle Commissioni tributarie provinciali e regionali di Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Toscana, Marche e Abruzzo, analizzata attraverso il commento di studiosi ed esperti del diritto tributario e del diritto processuale.

Il prestigio della rivista risiede anche nell’essere supportata da uno spazio web che accoglie una banca dati di normativa e di giurisprudenza ed una rubrica periodicamente aggiornata sulle questioni nuove e di maggior rilievo nel settore tributario.

Le Novità

Riprende le pubblicazioni Giustizia Tributaria, nata nel 1998 per impulso di un gruppo di giudici tributari, con l’avallo del compianto professore Angelo Bonsignori dell’Università di Bologna.

Direzione, comitato scientifico e redazione sono stati completamente rinnovati.

I tratti distintivi della rivista sono due: pubblica solo giurisprudenza di merito e dedica particolare attenzione al processo tributario e alle procedure in genere.

La rivista intende infatti valorizzare gli orientamenti della giurisprudenza tributaria di merito, mediante la selezione e l’analisi delle sentenze delle Commissioni tributarie, che porno per originalità, tempestività e pregi argomentativi si prestano a fungere da ausilio interpretativo ed informativo per gli studiosi e per i pratici. La riflessione si presenta particolarmente stimolante e proficua, perché sono le sentenze di merito ad affrontare e a dare soluzione per prime alle questioni nuove.

La scelta è giustificata non solo dal rilievo crescente della giurisdizione tributaria, ma anche dal vasto interesse professionale che caratterizza il settore. L’obiettivo è di contribuire alla crescita della cultura e della sensibilità giuridica in campo fiscale, partendo proprio dalla giurisprudenza, in cui si riflette e si compone il confronto dialettico fisco-contribuenti.

Giustizia Tributaria intende quindi aprirsi ai giudici tributari, rivolgendo altresì la propria attenzione alle varie categorie professionali interessate al processo ed alle procedure tributarie (avvocati, dottori commercialisti, consulenti del lavoro, funzionari delle Agenzie e degli enti locali, ecc.).

Riprende le pubblicazioni Giustizia Tributaria, nata nel 1998 per impulso di un gruppo di giudici tributari, con l’avallo del compianto professore Angelo Bonsignori dell’Università di Bologna.

Direzione, comitato scientifico e redazione sono stati completamente rinnovati.

I tratti distintivi della rivista sono due: pubblica solo giurisprudenza di merito e dedica particolare attenzione al processo tributario e alle procedure in genere.

La rivista intende infatti valorizzare gli orientamenti della giurisprudenza tributaria di merito, mediante la selezione e l’analisi delle sentenze delle Commissioni tributarie, che per originalità, tempestività e pregi argomentativi si prestano a fungere da ausilio interpretativo ed informativo per gli studiosi e per i pratici. La riflessione si presenta particolarmente stimolante e proficua, perché sono le sentenze di merito ad affrontare e a dare soluzione per prime alle questioni nuove.

La scelta è giustificata non solo dal rilievo crescente della giurisdizione tributaria, ma anche dal vasto interesse professionale che caratterizza il settore. L’obiettivo è di contribuire alla crescita della cultura e della sensibilità giuridica in campo fiscale, partendo proprio dalla giurisprudenza, in cui si riflette e si compone il confronto dialettico fisco-contribuenti.

Giustizia Tributaria intende quindi aprirsi ai giudici tributari, rivolgendo altresì la propria attenzione alle varie categorie professionali interessate al processo ed alle procedure tributarie (avvocati, dottori commercialisti, consulenti del lavoro, funzionari delle Agenzie e degli enti locali, ecc.).

Per parte nostra, siamo indotti a pensare che il ruolo dei motivi di appello non può che essere apprezzato alla luce della rilevata non automaticità dell’effettodevolutivo del gravame. In specie, il principio enunciato dall’art. 56, D.Lgs. n. 546/1992 dimostra come l’impugnazione di un capo della decisione non comporta il necessario passaggio nella fase di appello di tutte le questioni di fatto e di diritto sollevate nel grado di giudizio precedente dalle parti con riferimento al capo predetto. Ne discende, perciò, che il soccombente non deve solo individuare la parte della pronuncia formante oggetto di impugnazione (mercé l’enunciazione dell’oggetto della domanda di appello), ma è altresì obbligato a sottoporre al secondo giudice – per il tramite di puntuali censure – le specifiche questioni dal cui riesame può scaturire l’auspicata riforma della decisione medesima. Altrimenti detto, se l’appellato è tenuto a riproporre in secondo grado le questioni sulle quali il primo giudice non si è pronunciato, significa che, a maggior ragione, l’appellante deve, indicando le proprie dettagliate doglianze, richiamare l’attenzione del secondo giudice sulle questioni che possono consentire la riforma della pronuncia impugnata. E questa incombenza può essere assolta solo con l’esposizione dei motivi di appello.

L’appellante, quindi, attraverso l’enunciazione dei motivi, è chiamato ad esprimere i rilievi critici mossi alla decisione impugnata, delimitando al contempo il novero delle questioni sulle quali la Commissione regionale è tenuta a pronunciarsi. I motivi, pertanto, consentono di individuare le questioni sottoposte al vaglio del giudice dell’appello (dal riesame delle quali può scaturire la riforma della decisione impugnata), con le sole eccezioni delle questioni di diritto (che possono sempre essere sollevate dal giudice pur in assenza di una specifica richiesta in tal senso ad opera delle parti, in base al principio secondo cui iura novit curia) e di fatto rilevabili d’ufficio.